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Il settore immobiliare dopo il Coronavirus

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La ripartenza nel settore immobiliare

La pandemia dovuta al Covid-19 ha portato grandi cambiamenti in tutto il mondo, in tutti i settori e anche nelle persone.
Purtroppo da un punto di vista economico non ci sono molte notizie positive, alcuni ambiti sono stati colpiti più di altri e le perdite sono state molte.
Secondo i dati Istat del 2019 e le previsioni del 2020 non ci sono stati momenti molto prosperosi nel settore immobiliare, che sì, aveva iniziato una graduale risalita dalla crisi del 2010, ma le sue previsioni per la fine dell’anno indicano un calo del fatturato del diciotto per cento.
Scenari Immobiliari nel suo primo Outlook europeo 2020 dichiara infatti che la fase di ripartenza sarà lenta. Lo studio afferma che “è difficile ipotizzare che negli ultimi quattro mesi dell’anno si possano recuperare i volumi perduti. Più probabile un rimbalzo, più o meno intenso, nel corso del 2021”.

Settore non residenziale

Per quanto riguarda il settore degli uffici, sarà sintomatico un ridimensionamento dei fatturati, ma mentre l’andamento prime sarà poco colpito, la crisi più forte si verificherà nei prodotti di classi B e C. I settori alberghiero e di locazione breve invece subiranno totalmente la perdita di un anno intero.
Gli affitti sono un caso a parte. Ci potrebbero essere spostamenti verso altre fette di mercato o nuove soluzioni di locazione a medio termine. Queste ultime, nel caso della componente studentesca, potrebbero essere dovute alla possibilità di proseguire le lezioni a distanza. Ma in questo modo rimarrà scoperta una grande parte dell’offerta di locazione. Tale offerta si ipotizza potrebbe essere colmata da quelle famiglie che, per ragioni economiche o perché attualmente non possono accedere alla loro proprietà, decideranno di transitare temporaneamente alla locazione, come già successo tra il 2010 e il 2012.

Nuove proposte fiscali

Le imprese, che in Italia sono maggiormente di piccola e media entità, sono quindi in gravi difficoltà. In questo ambito, la Fimaa insieme con Confcommercio ha chiesto:

  • diverse facilitazioni per le scadenze fiscali, per le imposte locali (Imu e Tasi);
  • la concessione del credito d’imposta del 60% previsto solo per i canoni di locazione di negozi e botteghe anche per le locazioni degli uffici;
  • la reintroduzione della cedolare secca, per ora richiesta solo per gli immobili ad uso commerciale, anche per quelli ad uso terziario, prevedendo sia i contratti di locazione di nuova stipula che quelli già esistenti.

Cosa aspetta al Real Estate? Le previsioni future!

Il settore immobiliare è di certo legato al fattore economico, ma anche e soprattutto alle persone. Durante questo periodo di lockdown infatti ci siamo tutti accorti dell’importanza della casa. Attualmente chi ha avuto la fortuna di possedere un giardino o un terrazzo ha vissuto in maniera diversa la quarantena in casa perché non ha subito gli effetti della chiusura vera e propria.
A tal proposito, Oscar Caironi, presidente Fimaa Ascom Confcommercio Bergamo, ha dichiarato che “ci sarà sicuramente un ritorno a un tipo di immobili anni ‘80, che avranno grandi spazi, anche grandi spazi esterni”.

A tal proposito Kate Everett-Allen, della Knight Frank LLP, ha dichiarato che tutti i mercati globali subiranno l’impatto negativo del coronavirus, a esclusione di Lisbona, Monaco, Vienna e Shanghai, attualmente gli unici grandi mercati residenziali di lusso, che vedranno un aumento dei prezzi già nella seconda metà del 2020.
Le città che soffriranno maggiormente saranno le grandi metropoli, proprio perché affittuari e proprietari stanno lasciando le città per spostarsi in maniera stabile in zone più periferiche.

Proprio durante la quarantena abbiamo riportato all’interno delle nostre case tutte le attività che facevamo fuori, dal lavoro allo sport, dimostrando così che non tutti viviamo in abitazioni che rispecchiano le nostre necessità. Ciò che offre oggi la città è limitante a causa delle varie chiusure e dei particolari contenimenti, perciò sentiamo di più il bisogno di metrature ampie, con giardini e terrazzi. Senza considerare che, se continuerà l’attività di smart working, saranno apprezzate anche le periferie che non sono ottimamente collegate.

Gli italiani quindi sono al momento interessati, forse per tradizione e anche perché gli immobili sono meno soggetti alla volatilità dei mercati finanziari, a investire in nuove proprietà. E le banche rispondono bene alla domanda, presentando nuovi investimenti sul mercato immobiliare e proponendo mutui a tasso fisso con durata trentennale anche sotto l’1%. Tutto ciò ci fa pensare a “un paradosso, ma in un momento in cui molti si vedono purtroppo costretti a sospendere le rate del mutuo, non è mai stato così conveniente aprirne uno”, come scrive Antonio Ferrara sul Sole 24 Ore.

Come abbiamo visto, il mercato immobiliare è uno dei settori più legati all’uomo e alla sua psicologia e, di certo, quello che ci lascerà questo virus, è un profondo cambiamento in noi stessi.

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